Proposte del 15 luglio 2008 (raccolta di notizie brevi)

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Sergio Cima

Cibi per bambini: davvero nutrienti?

Diffidare dalla pubblicità. Il cibo per bambini non è così nutriente né tanto benefico come i messaggi promozionali vorrebbero far credere. Al contrario, secondo una ricerca canadese, il 96 per cento del cibo specificamente pubblicizzato come “per bambini” ha uno scarso valore nutrizionale, a causa di un elevato apporto di zuccheri, grassi o sodio. Lo studio, pubblicato sulla rivista Obesity Reviews, ha analizzato 367 prodotti in vendita nei supermercati canadesi. “Abbiamo incluso prodotti – ha spiegato l’autrice dello studio, Charlene Elliott dell’Università di Calgary in Canada – che vengono esplicitamente presentati come destinati ai bambini. Prodotti che hanno cartoni animati sulla confezione o sono connessi a programmi o pubblicità per bambini”. I risultati sono preoccupanti: ben il 70 per cento dei prodotti aveva un eccessivo contenuto in zuccheri, il 23 per cento in grassi e il 17 in sodio. Nonostante ciò il 62 per cento di essi presentava, sulla confezione, indicazioni che ne esaltavano il valore nutrizionale.

Fonte: Obes Rev. 2008 Jul;9(4):368-77.

Assessing 'fun foods': nutritional content and analysis of supermarket foods targeted at children.

Elliott C.

Guardando si impara

Per chi non credesse a questo vecchio motto convinto che per apprendere sia necessario “fare”, ora arriva la smentita. Un articolo pubblicato sulla rivista Cerebral Cortex illustra il modo in cui anche le abilità motorie possono essere apprese attraverso l’osservazione. “Numerose ricerche – ha spiegato Emily Cross, principale autore dello studio – avevano già evidenziato l’affinità tra apprendimento attivo e passivo. Ma è stato sorprendente osservare come nei partecipanti al nostro studio si attivassero le medesime aree del cervello sia che cercassero di imparare a ballare danzando sia che lo facessero osservando in un video i passi di danza”. La ricerca, auspica Cross, potrà essere utile per aiutare le persone con danni cerebrali.

Fonte: Cereb Cortex. 2008 May 30.

Sensitivity of the Action Observation Network to Physical and Observational Learning.

Cross ES, Kraemer DJ, Hamilton AF, Kelley WM, Grafton ST.

Uno scheletro contro la TBC

Lo scheletro di un uomo vissuto almeno 6000 anni sulle rive del Giordano (in prossimità dell’attuale città di Gerico) potrebbe essere lo straordinario alleato di un gruppo di ricercatori impegnato contro la tubercolosi. Le ossa, infatti, stanno per essere testate per verificare la presenza dei patogeni responsabili di lebbra, leishmaniosi e malaria. Ma soprattutto tubercolosi a cui il gruppo di studio darà priorità assoluta. Sull’utilità di questa ricerca, non ha dubbi Mark Spigelman del Kuvin Center for the Study of Infectious and Tropical Diseases della Hebrew University di Gerusalemme: “Conoscere il modo in cui il batterio si è evoluto negli ultimi 6000 anni ci aiuterà a prevedere i suoi prossimi mutamenti e a predisporre gli strumenti per contrastarlo”.

Per la scienza le razze non esistono

Un Manifesto che mira a prevenire le discriminazioni che potrebbero nascere da una scorretta interpretazione delle ultime acquisizioni della genetica, come il completo sequenziamento del genoma umano. Lo ha redatto un gruppo di scienziati, tra cui il genetista italiano Luca Cavalli-Sforza.

“Il gene rimane un’icona potente nell’immaginario pubblico ed è spesso considerato erroneamente in maniera deterministica, come qualcosa immutabile”, scrivono gli autori nel documento. “Inoltre – aggiungono – la storia ci ricorda come la scienza possa essere facilmente usata per giustificare stereotipi razziali e politiche razziste”.

Pertanto questo documento si propone come la base di un linguaggio comune, valido sia all’interno della comunità scientifica che all’esterno, per evitare cattive interpretazioni del concetto di variazione genetica nella specie umana.

Fonte: Genome Biology 2008, 9:404

The ethics of characterizing difference: guiding principles on using racial categories in human genetics

Sandra Soo-Jin Lee1, Joanna Mountain 2,3, Barbara Koenig4, Russ Altman5, Melissa Brown6, Albert Camarillo 7, Luca Cavalli-Sforza3, Mildred Cho1, Jennifer Eberhardt8, Marcus Feldman9, Richard Ford10, Henry Greely10, Roy King11, Hazel Markus8, Debra Satz12, Matthew Snipp13, Claude Steele8

and Peter Underhill3

[Allego testo]

Steroli vegetali pericolosi per il cuore

Sono da qualche tempo impiegati come adiuvante naturale per tenere sotto controllo il colesterolo, tuttavia gli steroli vegetali potrebbero nascondere un grave effetto collaterale. Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Lipid Research gli steroli, infatti, non solo impediscono l’assorbimento del colesterolo nel corpo, ma sono essi stessi poco assorbiti. Pertanto, possono accumularsi nella valvola aortica provocando una stenosi, cioè un restringimento del vaso.

Fonte: Journal of Lipid Research, Vol. 49, 1511-1518, July 2008

Accumulation of cholesterol precursors and plant sterols in human stenotic aortic valves.

Helske S, Miettinen T, Gylling H, Mäyränpää M, Lommi J, Turto H, Werkkala K, Kupari M, Kovanen PT.

Scienziati e media: ottimo feeling

I tempi cambiano e la scienza si adatta. Non più chiusa nella sua torre d’avorio, adesso parla con il mondo. E in questo mutamento, il rapporto con i media gioca un ruolo fondamentale. Una ricerca, pubblicata su Science, ora fotografa questo cambiamento epocale, riportando che, non soltanto quasi due terzi degli scienziati interpellati per lo studio erano stati intervistati da giornalisti almeno una volta negli ultimi tre anni, ma che la quasi totalità di essi era soddisfatta del rapporto con i media.

Sono gli scienziati che occupano posizione di comando ad intrattenere i maggiori rapporti con i mezzi di comunicazione a dimostrazione del fatto che: "Per essere un ricercatore leader – ha spiegato Hans Peter Peters del Jülich Research Centre in Germania e coordinatore della ricerca – ora si deve essere disposti a cooperare con i mass media".

Nonostante ciò non è ancora scomparsa la diffidenza dei cultori della scienza nei confronti degli operatori della comunicazione: il 90%, infatti, ritiene esista il rischio di "citazione incorretta" e l'80% teme l’"imprevedibilità dei giornalisti". Tuttavia, ha ironicamente dichiarato uno degli autori dello studio, Steve Miller del University College di Londr,: "Questa ricerca dimostra che non si deve credere alle storie dell'orrore: i giornalisti non hanno l'abitudine di mangiare scienziati a colazione".

Fonte: Science 11 July 2008: Vol. 321. no. 5886, pp. 204 - 205

Interactions with the Mass Media

Hans Peter Peters,Dominique Brossard,Suzanne de Cheveigné,Sharon Dunwoody, Monika Kallfass,Steve Miller,Shoji Tsuchida

Ecco i migliori ospedali USA

Il settimanale U.S. News & World Report ha redatto la lista dei migliori ospedali americani.

• Johns Hopkins Hospital, Baltimore

• Mayo Clinic, Rochester, Minnesota

• Ronald Reagan UCLA Medical Center, Los Angeles

• Cleveland Clinic

• Massachusetts General Hospital, Boston

• New York-Presbyterian University Hospitals of Columbia and Cornell

• University of California, San Francisco Medical Center

• Brigham and Women’s Hospital, Boston and Duke University Medical Center, Durham, N.C.

• Hospital of the University of Pennsylvania, Philadelphia and University of Washington Medical Center, Seattle

• Barnes-Jewish Hospital/Washington University, St. Louis

• University of Michigan Hospitals and Health Centers, Ann Arbor

• UPMC-University of Pittsburgh Medical Center

• Vanderbilt University Medical Center, Nashville

• Stanford Hospital and Clinics, Stanford, California

• University of Chicago Medical Center

• Cedars-Sinai Medical Center, Los Angeles

• Yale-New Haven Hospital, New Haven, Connecticut

Sistema immunitario alla carica

Una vera e propria tromba che chiama i soldati alla carica contro l’infezione. È il ruolo già noto di particolari componenti del sistema immunitario, denominati chemochine. Ora, ricercatori del Trudeau Institute – un istituto specializzato nella ricerca di vaccini contro le malattie infettive con sede a Saranac Lake nello stato di New York – hanno aggiunto un tassello importante nella comprensione dei meccanismi che regolano il funzionamento di queste particolari proteine. In particolare hanno messo in luce in che modo un particolare recettore, CCR5, posizionato sulle cellule-memoria del sistema immunitario (i linfociti T) sia in grado di identificare le chemochine rilasciate dai polmoni in presenza di un’infezione e inviare le cellule deputate alla difesa immunitaria nella sede dell’infezione.

È come aver scoperto la parola d’ordine per richiamare il sistema immunitario ai polmoni in caso d’infezione: per questo David Woodland coordinatore della ricerca esulta: “Questa scoperta ci aiuterà a sviluppare un vaccino per l’influenza”.

Fonte: Immunity. 2008 Jul 8. [Epub ahead of print]

The Chemokine Receptor CCR5 Plays a Key Role in the Early Memory CD8(+) T Cell Response to Respiratory Virus Infections.

Kohlmeier JE, Miller SC, Smith J, Lu B, Gerard C, Cookenham T, Roberts AD, Woodland DL.

Pensare positivo fa bene al cuore

Un lungo studio iniziato nel 1990 e pubblicato sulla rivista Annals of Family Medicine evidenzia una relazione tra una la percezione del rischio cardiovascolare e la morte per questa causa. Secondo la ricerca, infatti, credere di che la propria salute non è messa in pericolo dalle malattie cardiache produce un paradossale risultato: si muore di meno per ictus e infarto. Ciò, secondo i ricercatori, avviene perché una percezione “ottimistica” del rischio mette al riparo da comportamenti innescati dalla paura e dallo stress. Anche se induce ad abbassare la guardia sul fronte della prevenzione.

Si tratta di una scoperta che potrebbe avere importanti ripercussioni sulla comunicazione del rischio connesso alle malattie cardiovascolari. Inoltre, sottolineano i ricercatori: “Dato il rapido emergere delle tecnologie genetiche che alimentano la percezione del rischio, è urgente e fondamentale indagare gli effetti a lungo termine sulla salute dell’autopercezione del rischio”.

Fonte: Ann Fam Med 2008 6: 302-306.

Self-Rated Cardiovascular Risk and 15-Year Cardiovascular Mortality

Robert Gramling, William Klein, Mary Roberts, Molly E. Waring, David Gramling, and Charles B. Eaton

Poco sonno tanti ricordi. Falsi

È noto da tempo che la memoria si consolidi durante il sonno, ma uno studio presentato in occasione del forum della Federation of European Neuroscience Societies ora aggiunge un inquietante tassello alla conoscenza dei processi che presiedono alla formazione della memoria. Dormire poco e male, fa affiorare alla mente falsi ricordi che l’individuo non ha dubbi nel considerare come reali. La ricerca, coordinata da Susanne Diekelmann del Jan Born's lab dell’University of Lübeck in Germania, suggerisce però una soluzione: la caffeina è parzialmente in grado di far “tornare alla realtà” l’individuo.

Obesità: sulle ragazze il peso dello stigma

Quando si tratta di obesità, anche il sesso fa la differenza. Uno studio danese, pubblicato sulla rivista Obesity Reviews, ha infatti evidenziato che sono le bambine e le adolescenti a pagare lo scotto più grave per la loro condizione fisica. Molto più dei maschi, infatti, le ragazze sono stigmatizzate e subiscono angherie sia fisiche che verbali. In più, a causa del loro peso, hanno poche relazioni: e ciò riguarda sia le amiche che i fidanzatini. “È necessario indagare approfonditamente l’impatto della differenza di genere nella stigmatizzazione dei bambini e dei ragazzi obesi – hanno scritto gli autori dello studio – per avere le armi giuste per contrastarla”.

Fonte: Obesity Reviews Published Online: 11 Jul 2008

Stigmatization of obese children and adolescents, the importance of gender

J. L. Tang-Péronard and B. L. Heitmann

Ulcera e asma: un insospettabile legame

“La nostra ricerca suggerisce che l’assenza di Helicobacter pylori può essere una spiegazione dell’aumento del rischio di asma nei bambini”, così Yu Chen, professore di epidemiologia alla New York University School of Medicine sintetizza i risultati di uno studio apparso su The Journal of Infectious Diseases e di cui è coautore.

Secondo lo studio, l’Helicobacter pylori, il batterio responsabile dell’ulcera e “abitante” dello stomaco da almeno 50 mila anni, può avere un ruolo protettivo nei confronti dell’asma, agendo come un “desensibilizzatore” del sistema immunitario.

"La nostra ipotesi – ha spiegato Martin J. Blaser coautore dello studio – è che se si possiede l’Helicobacter si ha anche una nutrita popolazione di linfociti T regolatori [uno dei componenti del sistema di difesa immunitario, in grado di frenare la risposta del sistema ad eventuali aggressioni]”. Ciò rende di fatto le difese dell’organismo molto più tolleranti e quindi meno probabile la reazione allergica.

Fonte: J Infect Dis. 2008 Jul 3. [Epub ahead of print]

Helicobacter pylori Colonization Is Inversely Associated with Childhood Asthma.

Chen Y, Blaser MJ.

Testo dal file originale dell'autore.

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