Melanoma: la campagna svizzera e i limiti dello screening della pelle

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Sergio Cima

Il 5 maggio i cittadini svizzeri sono invitati a prendersi cura della propria pelle. Un comunicato allarmante della lega contro il cancro sostiene infatti che in Svizzera le diagnosi di melanoma sono in aumento. Di conseguenza rischiano di aumentare la mortalità per questo tipo di tumore. Tra gli strumenti indicati il monitoraggio costante ed esami periodici per diagnosticare precocemente il tumore e quindi anticipare l’inizio della terapia.

Sembrano indicazioni di buon senso. Purtroppo in medicina il buon senso ha spesso fallito. Uno studio condotto negli Stati Uniti ha raccolto i dati riguardanti persone con più di 65 anni sottoposti a un programma nazionale di screening della pelle: in venti anni le diagnosi di melanoma sono raddoppiate mentre è rimasto invariato il numero dei morti causate da questo tumore. Questo è il punto: la diagnosi precoce del melanoma non cambia la storia della malattia. Per questo motivo le principali agenzie sanitarie internazionali non raccomandano lo screening per questo tipo di tumore alla popolazione generale.

Ma perché a fronte delle molte diagnosi precoci il numero dei morti a causa del melanoma è sempre uguale?

Due sono le questioni irrisolte. Da un lato il limite degli attuali strumenti diagnostici dall’altro il limite delle cure. E’ vero che il numero di diagnosi è aumentato in Svizzera come in molti altri paesi, ma il numero di tumori allo stadio avanzato, quelli per cui si muore, non cambia da anni, così come il numero dei morti; a crescere esponenzialmente è stato il numero dei cosiddetti tumori allo stadio primitivo, che spesso rimangono silenti e non conducono alla morte. Insomma gli esami di screening non riescono a intercettare i tumori che crescono rapidamente e sono destinati a essere dannosi mentre rivelano una grande quantità di lesioni benigne a cui si dà il temibile nome “melanoma” ma che in realtà sono destinate per la gran parte a restare silenti.

Di contro non si è osservato nessun vantaggio certo, in termini di sopravvivenza, legato alla diagnosi precoce dei tumori maligni della pelle: scoprire un melanoma di tipo aggressivo nella sua fase primitiva non modifica, purtroppo, la storia della malattia.

E che male c’è a fare un controllo? Se l’utilità dello screening è controversa, certa è la sua dannosità, in termini di costi sociali ma soprattutto dall’ansia causata da falsi allarmi che coinvolgono il diretto interessato dalla diagnosi e i suoi familiari.

Testo dal file originale dell'autore.

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