Ricerca biomedica: il non profit fa la differenza

Vita · 01/03/2019

di Luca Carra e Sergio Cima, pp. 25-31

PAESE:Italia

AUTORE:N.D.

PAGINE:25-31 SUPERFICIE:565 %

1 marzo 2019

Capitolo1

RICERCA BIOMEDIC ILNON PROFIT FA LADIFFERENZ Il 10% delle risorse destinate agli studi su patologie oggi incurabili arriva dal Terzo settore. Una quota preziosissima. Perché è quella che dà i risultati migliori. Come dimostra questa inchiesta

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GLI SCIENZIATI DELLA SALUTE

LA RICERCA DI PUNTAÈ SENZALUCRO Indipendente e competitiva. Questi i due cardini della ricerca finanziata dagli enti non profit. Che così evitano la burocrazia delle procedure e la logica dei finanziamenti a pioggia

di LUCA CARRA e SERGIO CIMA*

* Gli autori di questo articolo sono redattori

di

Scienzainrete, giornale

di

attualità

e cultura

scientifica

gni anno,circa 300 milioni di euro vengono investiti nella ricerca biomedica daassociazioni efondazioni non proi t. Ossigeno puro per i 35mila ricercatori impegnati in Italia a studiaree combatterelemalattie. Pur non essendoinfatti il contributo più consistentealla ricerca medica,le risorse delle non proi t hannodue caratteristiche che di i cilmente si trovano negli altri tipi di i nanziamenti:lavalutazionerigorosae indipendente dei progetti, ela natura competitiva deibandi, che arriva apremiare i più meritevoli dopo unaselezione in generecondotta dagruppi di esperti di livello internazionale,spessostranieri, cosìdaevitare cordateaccademicheepreferen-

O

zeche prescindano dalla qualità delle ricerche proposte. Diciamo pure che questi oltre 300 milioni di euro, che arrivano dal5per mille edaaltre donazioni degliitaliani, sonosoldibenspesi, e vanno a i nanziarela ricerca di punta.Di fatto rappresentanoun decimo degli stanziamenti in ricercamedicaitaliana, pari a3miliardi: 1,4miliardi di euroarrivano infatti dalle aziendefarmaceutiche eai ni che,tranne rare eccezioni, i nanzianosperimentazioni cliniche volteacommercializzare farmaci.Certo anchequestaèuna ricerca importante, maper ragioni più che ovviené indipendente né di base.Buona parte delpharma investe in sostanzain ricerca applicata,con forti attesedaparte del marketing. Altri 1,2miliardi dieuro arrivano dallecassedello Stato,evanno per lagran parte apagaregli stipendi di universita-

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Le

23

risorse

MLD

l’investimento in ricerca e sviluppo in Italia nel 2016

1,3%

del Pil nazionale

Spesa R&S in rapporto

a PIL

3% Giappone

2,5% 2%

Germania Francia

1,5% 1%

Regno Unito

0,5%

Italia 2000

2015

3 MLD

gli stanziamenti annuali in ricerca biomedica in Italia

€ 1,3 MLD quota proveniente da aziende farmaceutiche

€ 1,2MLD quota proveniente dalle casse dello Stato

ri ericercatori degli enti pubblici impegnatiin questosettore.In i nepocopiùdi 100milioni all’anno provengonodaiprogettieuropeie dabandistatunitensi(comequelli deiNationalInsitutes of health, ma anchedaUs Army),anch’essi di naturacompetitiva. A suavolta, il i nanziamentoin ricerca biomedica rappresenta solounafrazionedell’interaricerca italiana, che nel 2016(ultimo anno di cui esisteuna rendicontazione) ammonta a 23 miliardi di euro,pari all’1,3%del Prodotto interno lordo italiano:pocacosarispettoaglialtri Paesicentroe nordeuropei, agli Usaealle tigri asiatiche,doveil i nanziamento R&Svadal2 al4%delPil. Questa distanza,almenoper certi Paesi, si mantiene anche nella ricerca biomedica.In Europaprimeggia laGranBretagna,con3,8miliardi di eurodalpubblico e4,5miliardi di euro dal settorefarmaceutico. L’Italia,chenegli anni 90occupavaun ottimo 5%dell’investimento mondialein ricerca farmaceutica, oggi è ferma all’1%,mentre Gran Bretagna e Svizzerasono al 7%,e gli Stati Uniti a uno stellare 58%,pari acirca 80 miliardi di euro. Questodivario di i nanziamenti non impedisce però alla ricerca biomedica italiana di esserealvertice delle classii che mondiali, secondasoloallaGran Bretagnaquanto aquota di citazioni dellepubblicazioni,il cuitotalesi aggirafrail 7 el’8%deltotaTE lemondiale. LU SA

Il! nanziamento storico Gran parte del i nanziamento ERO della ricercanel nostroPaeseèdi tipo storico, valeadire distribuiMINIST to a tutte le strutture. Quello che DATI un tempovenivachiamato“ i nanSU ziamentoapioggia”echequalche malevolo—vistala nostrascarsità di i nanziamenti—haribattezzato“ i nanziamentiagoccia”.Dei 5 miliardi circa dati alleuniversiELABORAZIONE tà, circa 750milioni di euro sono NTE: i FO nalizzati allaricerca medica DELLA

oltre300Mln€ quota proveniente dal non profit

€ oltre100 Mln quota proveniente da finanziamenti internazionali

LALLI RIO DA

*UN TRIAL PROFIT È UN TRIAL ESEGUITO A SCOPO COMMERCIALE OSSIA UNA DITTA FARMACEUTICA E COMUNQUE DAL TITOLARE

QUINDI GENERALMENTE È PROMOSSO / REGOLATORIO DEL PRODOTTO OGGETTO DEL TRIAL (IN CASO DI TRIAL

**UN TRIAL NON PROFIT / ACCADEMICO È ESEGUITO / INDIPENDENTE IN ACCORDO AL D.M. 17 DICEMBRE 2004 E QUINDI VIENE PROMOSSO

DA UN ENTE / SPONSORIZZATO NON FARMACOLOGICO )

NON A SCOPO COMMERCIALE MA PER IL MIGLIORAMENTO DA UN ENTE NON A FINE DI LUCRO

DELLA

PRATICA

CLINICA

A FINE DI LUCRO,

ROUTINARIA

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GLI SCIENZIATI DELLA SALUTE

(altri 650 milioni provengono dal fondo di i nanziamento ordinario destinatoagli enti di ricerca,comeil Cnr).Vaperòosservato come questi i nanziamenti derivino in buona parte da una attribuzione di tempo che docenti e ricercatori dedicano, o dovrebbero dedicare,alla ricerca esfuggeancoraaunadettagliatavalutazione deirisultati. Diverso il caso della cosiddetta ricerca corrente che proviene dal ministero della Salute: circa 150milioni di euro alimentano la ricerca degli Irccs (Istituti di ricovero ecura acarattere scientii co),cheperò aumentano di numero (adessosono 51) mentre gli stanziamenti, di anno in anno,calanoinesorabilmente. Fraun ospedaleel’altro il i nanziamentovaria notevolmenteanche in baseairisultati scientii ci, misurati in termini di sperimentazioni cliniche, brevetti epubblicazioni scientii che. I! nanziamenti a progetto L’Italia èfra tutti i Paesieuropei più avanzatiquello che ricorre di meno ai nanziamenti competitivi a progetto, dove asecondadei bandi il i nanziamento selo aggiudica solo unapiccolaparte dei concorrenti in basea unavalutazione sul merito scientii co della proposta. Questaforma di i nanziamentonelnostroPaesecopreil 10%deltotale, contro il 50%della Gran Bretagna,il 40%della Norvegia, il 35%della Germania, il 30% della Svizzerae il 20% della Spagnae dellaFrancia. Considerandochelerisorse impiegateper laricerca inItalia sono notevolmentepiù bassechenegli altri Paesi,laquotapremiale si riduce veramentea poco.E questo si traduce in un minore allenamento alla competizione internazionaledeinostri ricercatori, e soprattutto in unaminore probabilità di aggiudicarsiquesti fondi vitali per laricerca più avanzatae allineata allegrandi si de scientii che contemporanee.

*UN TRIAL PROFIT OSSIA UNA DITTA

**UN TRIAL IN ACCORDO

VITA

NON AL

#03

È UN TRIAL ESEGUITO A SCOPO COMMERCIALE FARMACEUTICA E COMUNQUE DAL TITOLARE

I Bandi della Ricerca finalizzata (ministero della Salute)

2014-2015 135,4 Mln 2016-2017 95 Mln

Le risorse destinate alla ricerca indipendente (Agenzia italiana del farmaco) 40

Mln €

30 20 10 0

2005

2017

Investimenti in ricerca delle farmaceutiche italiane nel ranking delle prima mille pharma in Europa Rank

Azienda

86

Chiesi

278

Recordati

83,71

482

Diasorin

32,94

in Mln €

Farmaceutici

340

A questosi aggiungache l’Italia è ormai l’unico Paeseavanzatoa non avereun’agenziadi i nanziamento indipendente: sesi escludono i bandi internazionali e della Commissione europea, resta sostanzialmente solo la boccata di ossigenofornita dagli enti non pro i t chelavoranosoprattuttoattraverso bandi competitivi. Il restoètutto dimatrice ministeriale, con più burocrazia,tempi incerti e minore visionestrategica. Ma anche quel poco — in un contesto come quello italiano — ha il suo peso nel motivare i nostri ricercatori a competere per l’eccellenza. Il ministero dellaSalutegestisce da anni i bandi dellaRicerca i nalizzata, che i nanzia progetti di ricerca applicata agliobiettivi del Sistemasanitarionazionale(come le politiche diprevenzione,i bisogni assistenzialidella popolazio-

/ REGOLATORIO DEL PRODOTTO

/ INDIPENDENTE PROFIT / ACCADEMICO È ESEGUITO D.M. 17 DICEMBRE 2004 E QUINDI VIENE PROMOSSO

NON A SCOPO DA UN ENTE

QUINDI OGGETTO

GENERALMENTE È PROMOSSO DEL TRIAL DI TRIAL (IN CASO

COMMERCIALE NON A FINE DI

MA PER LUCRO

ne, la sicurezzadeitrattamenti e degli alimenti ecc.)eacui possono concorrere gli Irccs, le Regioni, l’Istituto superiore di sanitàe altri istituti statali.Purtroppo l’ammontaredi questibandi sivariducendo annodopoanno. In declino datempo sonoanche le risorse destinatealla cosiddetta “ricerca indipendente” dall’Agenzia del farmaco (Aifa), ente che regolamentai farmaci in Italia. La ricerca indipendente privilegia sempreaspetti di ricerca Eapplicata comela appropriatezza T delle prescrizioni, alcuni farmaci LU SA orfani (chenon trovano i nanziamenti industriali per loro scarsa DELLA redditività) o sperimentazioni di RO Econfronto fra farmaci per indiviIST duare l’eventualevalore terapeuI MN I tico aggiuntivo (cosache le case T Afarmaceutiche non fanno volenD SU tieri). Essendoi nanziato con un E Ncontributo pari al 5%delle spese promozionali delle aziendefarRAZIO maceutiche,questotipo di bando si è più che dimezzatonell’ultimi ELABO E: Tvent’anni. N Riservati agli universitari inveFO cesonoi bandi Prin, più rivolti allaricerca fondamentale,che dopo anni di declino hanno conosciuto un’impennata nell’ultimo maxi-bando del2017(probabilmente non destinato aripetersi), che ha riservato alle scienzedellavita 110milioni dieuro. Anchele aziendefarmaceutiche contribuiscono a i nanziare—oltre che i loro laboratori —le strutture di ricerca pubblica. Lo fanno soprattutto per dar corso alle sperimentazioni cliniche relative ai loro farmaci, ma non solo.Secondo un recentestudio dell’Ocse,nelpanoramaitaliano svettano alcuneaziendeper intensitàdi investimento in ricerca, censitefra le prime mille aziendeeuropeein tutti i settori. Il modello non pro! t Chi ha portato la logica del i nanziamento competitivo per bandi in Italia sono state le onp,

/ SPONSORIZZATO NON FARMACOLOGICO

IL MIGLIORAMENTO

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DA UN ENTE )

PRATICA

CLINICA

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1. IL NON PROFIT FA LA DIFFERENZA

etuttora i ricercatori si rivolgono prevalentemente a loro per tenere viva la ricerca indipendente e di baseitaliana. Nel 2017,dei complessivi 300 milioni di euro erogatidalle charity italiane, più di 150milioni di euro provengono daAirc, Telethon, Fism e dalle fondazioni bancarie. In testa agli erogatori c’è l’Airc che, insieme a Firc, ha messo a disposizione 102 milioni di euro per la ricerca sul cancro. Segue la Fondazione Telethon con 30 milioni che vanno a i nanziare la ricerca delle malattie genetiche rare; la Fondazione italiana sclerosi multipla con 7 milioni, la Fondazione ricerca i brosi cisticacon 2milioni, mentre l’insieme delle fondazione bancarie (fra cui Compagnia diSanPaolo eFondazione Cariplo) indirizza 33 milioni allo studio delle principali malattie croniche e di alcuni temi caldi come l’invecchiamento. Seguono molte altre fondazioni e associazioni, molte delle quali a supporto della ricerca di ospedali (è il casoper esempio della fondazione Meyer per l’omonimo ospedalepediatrico di Firenze) e dei cosiddetti Istituto di ricovero ecura acarattere scienti i co. Il contributo del non pro i t alla ricerca di salute, anche in Italia, quindi, è tutt’altro che secondario. Secondo un recente studio, l’oncologia, che costituisceun quinto dellaricerca biomedica per un investimento annuo di 5-600 milioni di euro, deve ad Airc un sestodel i nanziamento complessivo,che però saleal 70% sesi considerano solo i bandi. E proporzioni simili quando non superiori si ritrovano anche nei contributi di Telethon e di Fism nei rispettivi campi di interesse. Oltre allo strumento di bandi e borse di studio, alcuni enti non pro i t hanno cominciato daalcuni anni a diversi i care i i nanziamenti, investendo anche direttamentein infrastrutture di ricerca. Gli esempi più noti provengono

Irccs Gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico che e! ettuano prestazioni assistenziali di alta specialità e svolgono attività di ricerca prevalentemente clinica e traslazionale sono

51 in Italia

11.752

13.117

ricercatori

pubblicazioni scientifiche

666.726 ricoveri

annui

FINANZIAMENTI indice

valore

ISTAT,

valore

35

base 2000

Finanziamento (Mln € ) medio per istituto

IRCCS

5 Mln €

44 IRCCS

51

3,75 Mln €

IRCCS

1,8 Mln €

2000 2008

18 20

Trials

clinici

Presentati Totale

7.251

pazienti

reclutati nel 2017

463.977 111.824

Pazienti

reclutati

Trials

interventistici

4.683

Trials

osservazionali

2.568

Profit*

3.108

Non Profit**

4.142

dal mondo anglosassone.In Gran Bretagna il Francis Crick Center di Londra, che impiega ormai 1.500ricercatori dalla ricerca di base a quella clinica e farmacologica è stato creato dalla Charity Cancer ResearchUk insieme al Wellcome Trust e al Medical Research Council. Un altro esempio è il Broad institute, i nanziato dai coniugi Broad, che fonde competenze delle università di Harvard e del Mit di Boston eche ora è all’avanguardia nel campo della genomica. Ma anchele non pro i t italiane stanno battendo da tempo nuove strade, impegnandosi in prima persona nella ricerca diretta: dai centri sclerosi multipla di Aism, agli istituti Telethon di genetica e medicina Tigem e Tiget, all’Istituto Firc di oncologia molecolare. Alcune charities hanno anche intrapreso la strada della ricerca e sviluppo di nuove terapie (da Telethon a Fondazione Fibrosi Cistica a Fism), anche in collaborazione con centri di ricerca e aziende farmaceutiche a cui ai dare la parte i nale della sperimentazione e la successiva produzione. Negli anni il i nanziamento non pro i t della ricerca in Italia ha subito una piccola l essionedopo la crisi del 2008 per poi riprendersi e ora stabilizzarsi. Come si è visto, da un punto di vistaquantitativo rappresenta una frazione del i nanziamento complessivo della ricerca, con valori simili aFrancia e Germania, mentre Paesicome Gran BretagnaeStati Uniti hanno una quotastoricamente più alta di i nanziamenti dacharities. Ma anche lapiù modestaquota italiana è irrinunciabile per la qualità della nostra ricerca, tanto è vero che le pubblicazioni scienti i che i nanziate dalle non pro i t hanno regolarmente uno score qualitativosuperiore allamedia nazionale. Forse quello che manca ancora all’Italia è una chiara consapevolezza di quanto frutti l’investimento in ricerca, siain termini

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Donazioni

di ritorni economici sia di salute. Poterlo dimostrare cifre alla manoa politici eopinione pubblica forse convincerebbe gli uni egli altri ainvestire di più in ricerca.In Gran Bretagnaquesto conto lo fanno da tempo istituzioni come il Wellcome Trust e il Medical Research Council: ogni sterlina investita in ricerca medica rende 20 pence all’anno,per sempre. E giustamente lo iscrivono a bilancio. I numeri

CAUSE

RICERCA

DEI

nazionale rilevazione

CHIESA,

POVERTÀ

/ DISABILI

13% ITALIA

INFANZIA

AIUTI

UMANITARI

14%

IN ITALIA

AMBIENTE

POVERTÀ

NEL

7%

IN ITALIA

DIRITTI

DELLE

5% PATRIMONIO

MONDO

6% DONNE

DIRITTI

UMANI

1%

4%

A DISTANZA

/ ANIMALI

8%

NEL MONDO

7%

ADOZIONE

MISSIONI

11%

CENTRO

INFANZIA

15+ anni,

17%

MALATI

TERREMOTO

A ONP

19%

PARROCCHIA,

19% ASSISTENZA

DONATORI

rappresentativo della popolazione nell’ottobre 2018

23%

MEDICA

ARTISTICO

DIRITTI

MIGRANTI

/ RIFUGIATI

1italiano su6hadonato perlaricercamedica TREND

DELLE

DESTINAZIONI

Base: donatori

Ricerca

medica

DELLA

ad associazioni

Fame/povertà

TSUNAMI OCEANO INDIANO

nei rispettivi

DONAZIONE

anni, valori

Aiuti emergenza

TERREMOTO L’AQUILA

in %

Adoz. a distanza

TERREMOTO EMILIA E POLLINO

70

69

58

58

Infanzia

66

nel mondo

TERREMOTO CENTRO ITALIA 58

65 62

63

66

54

62 58

54

57 Terremoto

41

52

38

21

40 33

31 24

I ricercatori Secondo l’ultima rilevazione

su campione

62%

del sistema Italia

Passandodal particolare al generale si direbbe che l’Italia non ami la ricerca scienti i ca. Altrimenti non si spiegherebbe perché investa nella scienza meno di quasitutti i Paesiavanzati. Nel 2016(l’anno più recentecon analisi statistiche complete) l’investimento in ricerca e sviluppo è stato di 23miliardi dieuro, pari all’1,3 del Prodotto interno lordo. 12miliardi li ha messi il privato, poco più di 8 miliardi il pubblico, 2,2 miliardi le istituzioni estere (come laCommissione europea),circamezzomiliardo il non proi t. L’1,3%del Pil è davvero poco. Si aggiunga che ci aggiriamo su questa cifra da più di un decennio: quello che abbiamo perso in questi anni in i nanziamentopubblico (-20%)l’abbiamocompensato con un aumento del i nanziamento privato, che peraltro resta molto bassonella comparazione internazionale. La Germania, al contrario, negli stessianni ha aumentato anche il i nanziamento pubblico proprio per contrastare la crisi, e ora veleggia verso il 3% delPil, con un i nanziamento complessivo di 92 miliardi di euro. La media europeaha raggiunto il 2%,per non parlare della Coreadel Sudchehasuperato il 4%,e laCina che anno dopo annorecupera il ritardo eabreveinsidierà la leadership statunitense.

PREFERITE

1.038 interviste

30 26

23

25

21

22

18 15

19

18

19

15

21

16 12

14

15

16

13

13 10

10

2006

2008

2010

2012

8 7

12 6

2004

12 11

16

15

12

22

21

2014

6

7 5

2016

5

13 11 8 12

2018

XA DO NTE: FO

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5 per

mille

108 enti iscritti nell’elenco

ricerca sanitaria

nel 2016

30,50€ la destinazione media agli enti della ricerca sanitaria € onlus € ricerca scientifica

30,61 31,06

VS

TOP

10

Fra le realtà che hanno raccolto più fondi con il 5 per mille, ecco le prime dieci che si occupano di ricerca sanitaria (una su due, nelle prime 20 realtà fa ricerca sanitaria)

1 2 3 4 5 6 7 8

AIRC 64,5

Mln €

FONDAZIONE PIEMONTESE PERLARICERCA SULCANCRO ONLUSCANDIOLO 10,9 Mln € ISTITUTOEUROPEO DI ONCOLOGIA S.R.L 6,7 Mln

10

5,1 Mln €

FONDAZIONE UMBERTO VERONESI 4,5 Mln €

IRCCSOSPEDALE SANRAFFAELE 4,3 Mln €

ISTITUTOGIANNINAGASLINI 3,4 Mln €

FONDAZIONE TELETHON 3,2 Mln €

3,0 Mln €

CENTRO DI RIFERIMENTO ONCOLOGICO DIAVIANO 2,9 Mln €

RAGIONE

SOCIALE

oltre119 Mln € raccolti dagli enti che hanno nella ragione sociale le parole cancro/tumori

VS

Ricercatori

185mila attivi in Italia di cui 35mila in ambito biomedico

5ogni1.000 occupati VS

8,2 ogni 1.000 occupati media Paesi Ocse

€/mese 1.600 salario medio nel pubblico

€/mese 1.800 salario medio nel privato

FONDAZIONE ITALIANASCLEROSI MULTIPLAONLUS

FONDAZIONE IRCCSISTITUTO NAZIONALE DEITUMORI

9

Istat i ricercatori in Italia sono 185mila (133mila in tempo pieno equivalente): 5 ogni mille occupati contro una media Ocsedi 8,2 ogni mille occupati. Pochi quindi, e pagati poco, una media di 1.600 euro al mese nel pubblico e 1.800 euro nel privato: salari che sono circa lametà di quelli dei ricercatori all’estero. Ragione per cui l’Italia detiene il record di laureati e ricercatori emigrati, problema nazionale ben maggiore di quello degli immigrati. I 23 miliardi che in un anno vengono spesi in ricerca premiano soprattutto la ricerca applicata (10miliardi) e il cosiddetto “sviluppo sperimentale”, che in realtà non è ricerca originale ma attività di miglioramento di prodotti e processi, condotto soprattutto dai privati (7,7miliardi). La ricerca di basesi deve accontentare di un i nanziamento di 5,2miliardi di euro, quasi interamente dai settori pubblico e non pro i t. Sul territorio italiano i i nanziamenti si distribuiscono ovviamente in modo diversi i cato, con una prevalenza del privato al Nord e del pubblicoal Sud.

16Mln€

Produzione

scienti! ca

D’altro canto si potrebbe anche sostenere che gli italiani amano sempre di più la ricerca scienti i ca, e che la sanno fare in modo eccellente. Se infatti spostiamo l’attenzione dalle risorse alla produzione scienti i ca assistiamo a un miglioramento che un recente rapporto del Cnr ha dei nito “vertiginoso” in quantità e qualità delle pubblicazioni scienti i che i rmate da italiani, che si pongono al vertice delle classi i che internazionali, appena dietro aibritannici. Come è possibile che con così poche risorse i nostri ricercatori primeggino, per esempio nella i sica e in medicina? C’è chi parla di vero paradossoitaliano, spiegabile con il fatto che questi risultati sono probabilmente lacoda di an-

ni in cui la formazione e la ricerca erano tenute in maggiore considerazione. C’è in i ne chi tende a smorzare gli entusiasmi: seindividualmente iricercatori sono sopra la media, le performance del sistemadella ricerca italiano in realtà non tiene il passocon gli altri Paesiné sui brevetti, né sui progetti europei, né sulle grandi reti e consorzi di ricerca. Commenta una delle autrici del rapporto Cnr, Emanuela Reale, dell’Istituto di ricerca sulla crescita economica sostenibile: «Seè vero che i ricercatori italiani fanno bene il loro lavoro nonostante la scarsità di risorse disponibili, è proprio la mancanza di una politica del i nanziamento pubblico che impedisceall’Italia il salto da un’ottima performance di tipo individuale a un’eccellenzadi tipo sistemico».

raccolti dagli enti riferiti a infanzia/minori/bambini

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