Sergio Cima
il pezzo principale della pagina ("Vaccino antinfluenzale: quanto serve veramente?") è di Franca Porciani
Polemiche 2 - Dopo la proposta da parte di un'associazione di medici e malati di diffondere l'esame
Con un coro di voci concorde i medici di famiglia criticano la campagna di sensibilizzazione sull'epatite C promossa dall'EpaC, un'associazione di pazienti e medici che ha lanciato lo slogan L'epatite C'è, sostenuta dalla ditta farmaceutica che ha in commercio l'unico farmaco approvato per la terapia. Oggetto della controversia: è corretto lanciare un allarme su questa malattia e indurre le persone a farsi visitare? Non lo è.
L'epatite C è un'importante causa di morte in Italia, un terzo di tutti i casi di cirrosi e tumori al fegato sono da ricondurre a questa infezione e molti di coloro che hanno contratto il virus non lo sanno. Ma i maggiori esperti della materia riuniti un anno fa all'Istituto superiore della sanità hanno concluso che si deve far esaminare solo a chi "può ottenere un beneficio dall'eventuale diagnosi di infezione". In pratica i tossicodipendenti, i trasfusi, i trapiantati, gli emodializzati.
EpaC sostiene che il suo messaggio di allarme è diretto solo ai gruppi a rischio. Il guaio è che la campagna considera tale anche chi è andato dal dentista e ha usato forbici, rasoi, spazzolini e taglia-unghie non sterilizzati. «Alla fine - sostiene Massimo Tombesi dello CSeRMEG, una delle società scientifiche di medicina generale che hanno elaborato un documento congiunto contro la campagna - le persone non a rischio si conterebbero sulle dita di una mano».
Ma perché invitare tutte le persone che stanno bene a fare esami può fare danni? È noto che lo screening di massa dà vantaggi quando la malattia che si vuol far emergere è grave e diffusa, la diagnosi precoce ne cambia il decorso, si possono distinguere le persone colpite dalle forme gravi, esiste un cura efficace. L'infezione da virus dell'epatite C soddisfa solo la prima di queste condizioni. Continua Tombesi: «L'infezione è diffusa, ma fortunatamente nella maggior parte delle persone non produce danni». La campagna rischia di raccogliere l'adesione di persone in salute poco informate circa i limiti e i rischi della proposta. Alcune scopriranno di avere il virus dell'epatite, ma la maggior parte di loro ha un fegato che funziona e convive bene con un virus poco aggressivo. Ma potrà giovarsi della diagnosi precoce almeno chi ha in sorte una forma grave e arriva così alla sua scoperta prima che si manifestino i sintomi?
Non è detto. L'interferone alfa, l'unico farmaco disponibile, non ha ancora dimostrato di modificare in modo decisivo il decorso dell'infezione: non dà benefici o non viene tollerato in chi ha più di 65 anni mentre funziona bene sui più giovani con bassa carica virale, cioè proprio quelli che se la cavano anche senza trattamento.
Donato Greco, responsabile del dipartimento Prevenzione e Comunicazione del Ministero della salute non esita nel dare un giudizio sulla campagna EpaC: è un'iniziativa che il Ministero non approva né sostiene, perché gravata da un conflitto di interessi palese, ma soprattutto perché propone screening contrari alle prove scientifiche. Quanto alla possibilità di vietare campagne del genere, sempre più frequenti, Greco ricorda che il Ministero non ha alcuna autorità censoria, nel rispetto della libertà di stampa e di comunicazione. Almeno sino a che non vengono violate le regole, come è avvenuto recentemente per un'iniziativa di promozione di vaccinazioni in pediatria, bloccata d'autorità.
Testo trascritto dalla pagina originale.