Sergio Cima
il pezzo principale della pagina ("L'ingorgo della strada e della mente") è di Angelo de' Micheli
Troppe persone guidano anche quando sono stanche, mettendo a rischio se stesse e gli altri. Oltre 13.000 dipendenti di una azienda francese hanno dichiarato le loro abitudini al volante; successivamente sono stati raccolti dati sul loro eventuale coinvolgimento in incidenti stradali. Questi i risultati della ricerca pubblicata sul British Medical Journal: il 40% degli automobilisti almeno una volta ha guidato con le palpebre pesanti e, come era naturale aspettarsi, gli incidenti sono stati più frequenti proprio in questi guidatori «stanchi». Non è a rischio la pubblica sicurezza, ma potrebbe esserlo in futuro. Oggi, stando ai dati del Viminale, il 3% degli incidenti è causato da colpi di sonno, tuttavia sarebbero molti di più, oltre il 20%, secondo gli studi del Servizio sanitario Polizia di Stato condotti da Sergio Garbarino, che insieme al suo gruppo si occupa di capire e prevenire gli incidenti da sonno. Un numero destinato ad aumentare. Di anno in anno, cresce la schiera dei lavoratori turnisti, e sono proprio loro, obbligati a forzare i naturali ritmi di vita, i più soggetti a disturbi del sonno e quindi a rischio di incidenti.
Che fare? Intanto stare attenti ai segnali del corpo. Il colpo di sonno non cala come una mannaia: si ha una progressiva perdita di vigilanza, che si accompagna a una diminuzione dei tempi di reazione: bisogna cogliere e non sottovalutare l'impatto della stanchezza e della sonnolenza sulla performance al volante. Chi sopravvaluta la propria capacità di controllo rischia l'incidente, soprattutto nei momenti in cui la fase del ritmo circadiano predispone al sonno: tra le 23 e le 6 di mattino e tra le 14 e le 16 del pomeriggio.
Gli studi del Ministero dell'Interno indicano i fattori di rischio di addormentarsi in macchina. Chi ha uno stile di vita irregolare, come molti giovani, chi russa o ha apnee notturne, chi assume farmaci che danno sonnolenza, deve stare attento. Oltre ai comportamenti ci sono le situazioni a rischio: un viaggio solitario in autostrada, con la radio alta, induce una sorta di ipnosi che riduce i sensi. Le alte temperature finiscono per stordire il guidatore. Il rimedio è semplice: pause di 10 minuti ogni due ore di guida; affrontando percorsi più lunghi si dovrebbe fare una pausa di mezzora a occhi chiusi.
E per i rientri a casa dopo una vacanza? Bisogna fare bene i calcoli. Sedersi al volante a notte fonda può rendere le partenze intelligenti molto stupide: è vero che si evitano le code ma si rischia un pericoloso debito di sonno. C'è un modo per scongiurare il colpo di grazia: la pennichella preventiva. Uno studio condotto dal gruppo di Garbarino su tutti i piloti della polizia italiana che operano nel turno di notte ha constato che chi riposa almeno un'ora prima di mettersi alla guida rischia meno incidenti rispetto ai colleghi che non hanno questa abitudine. Insomma, quando le palpebre diventano di piombo è bene non sfidare la propria resistenza, mettere la freccia a destra, fermarsi in una piazzola e concedersi il sonno del giusto. Chi prosegue ha la coscienza sporca.
INTERNO: Le ore più pericolose sono naturalmente quelle notturne, tra le 23 e le 6 del mattino, ma anche quelle «post-prandiali», dalle 14 alle 16, soprattutto se fa caldo
40% i guidatori che rischiano - Percentuale di automobilisti che ammette di aver guidato almeno una volta con le «palpebre pesanti» | 20% gli incidenti da sonno - Percentuale di sinistri causati da colpi di sonno, secondo il Servizio sanitario della polizia italiana
Pedoni: attenti a quel SUV. Chi sale al volante di un fuoristrada è più indisciplinato rispetto a chi guida una modesta utilitaria. È stato osservato che questi guidatori disattendono più spesso anche le banali regole di guida.
I ricercatori inglesi hanno stazionato sulle strade di Londra monitorando oltre 40mila veicoli in tre diverse zone, tra le più trafficate della capitale inglese: 38mila auto e quasi 3mila fuoristrada o altri veicoli a trazione integrale.
Hanno così potuto constatare che molti autisti continuano a non mettere le cinture e che una buona parte di essi mentre guida usa ancora il telefonino tradizionale portato all'orecchio con la mano (proibito dal 2003), senza far ricorso ad auricolare o viva voce.
Ma i guidatori di fuoristrada sembrano appartenere ad una categoria diversa, particolare, distante dall'accondiscendere alle regole, lo dimostra il fatto che trasgrediscono le norme molto più spesso degli altri automobilisti: la ricerca dimostra che commettono reati quattro volte tanto rispetto agli altri guidatori.
Più dell'8 per cento telefona senza precauzioni mentre guida, e il 20 per cento non mette le cinture.
Ci sarà pure una spiegazione di questo comportamento si sono domandati i ricercatori e, la risposta sembrano averla trovata in modo convincente.
Questa tendenza degli autisti di fuoristrada a non rispettare la legge, secondo gli autori della ricerca, dimostra che la mole del mezzo rende i conducenti più sicuri e propensi a concedersi maggiori rischi.
In pratica le dimensioni del mezzo costituiscono loro stesse una condizione di garanzia e di protezione da possibili danni fisici che possono verificarsi.
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