Sergio Cima
Secondo l'Eurobarometro, ufficio statistico dell'Unione Europea, il 97% degli italiani ha paura che medici e chirurghi commettano sbagli. Timore fondato, se è vero che ogni anno gli errori in corsia riguarderebbero 320mila persone.
Anche i pazienti, però, possono contribuire a ridurre questo rischio, dando ai medici tutte le informazioni di cui sono in possesso sul proprio stato di salute. Questa è una delle raccomandazioni elaborate dalla Agency for Healthcare Research and Quality (Ahrq) statunitense, perché la popolazione abbia un comportamento vigile e attivo. Regola base: spiegarsi bene e capire bene.
Per esempio: non presentarsi in ambulatorio o in ospedale senza gli esami più recenti e una lista completa, scritta, di farmaci e integratori che si prendono abitualmente. I farmaci sono coinvolti infatti nel 15% degli errori medici. Secondo uno studio del Centro antiveleni dell'Ospedale Niguarda di Milano, quasi la metà delle intossicazioni avviene per un errato dosaggio del farmaco e un terzo perché si è preso un medicinale al posto di un altro. Può capitare che sia il farmacista a fornire un prodotto diverso da quello indicato nella ricetta: per distrazione, o anche per difficoltà di lettura della grafia del medico. «Chiedete al dottore di scrivere chiaramente - ricordano gli esperti della Ahrq - e fatevi spiegare bene le modalità di assunzione del medicinale e le dosi. Poi, visto che la ricetta resta al farmacista, è bene avere un altro foglio con tutte le istruzioni per la terapia». E se il medico cambia il farmaco vecchio con uno nuovo, domandategli se ci sono prove che sia più efficace o che abbia meno effetti collaterali.
Anche chiedere a medici e infermieri se si sono lavati le mani prima delle visita è una buona idea: «È dimostrato - dicono gli esperti statunitensi - che richieste di questo genere migliorano l'igiene del personale sanitario, il che si traduce in un calo delle infezioni ospedaliere (in Italia, 400-800 mila casi all'anno)». Si può anche chiedere al medico se l'intervento che propone risponde a quanto stabilito dalle linee guida per quella particolare malattia. «I medici hanno a disposizione documenti che indicano l'iter di decisione riguardo a una diagnosi o una terapia - spiega Alfonso Mele, responsabile del Programma linee guida dell'Istituto superiore di sanità -. Anche i malati possono accedere a queste informazioni e discuterne col medico: una maggiore partecipazione alle decisioni migliora le cure e riduce gli errori medici».
Testo trascritto dalla pagina originale.