Sergio Cima
intervista a Marco Bobbio, in una pagina il cui pezzo principale ("Quando conviene fare da cavia") è di Luca Carra
Perché è importante sperimentare e partecipare a una sperimentazione?
«Ogni farmaco con cui ci curiamo è in commercio perché qualcuno si è offerto di provarlo» dice Marco Bobbio, cardiologo all'Ospedale Molinette di Torino che ha scritto insieme a Stefano Cagliano il libro «Rischiare di guarire», che tratta proprio di studi clinici.
«Non abbiamo alternative: per sapere se un farmaco funziona bisogna sperimentarne, sotto specifiche condizioni, la sicurezza e l'efficacia; se non lo si facesse, ogni trattamento sarebbe una sperimentazione non controllata».
«Tutti hanno da guadagnare: l'industria farmaceutica, che può immettere sul mercato prodotti efficaci, i medici che possono proporre i rimedi migliori a partire da dati controllati e non per intuito, e i malati, i veri protagonisti della ricerca» osserva Bobbio. «Sono loro a rischiare durante la sperimentazione di una nuova terapia, ma, come scriviamo nel libro, molti di loro "rischiano" di ottenere alcuni miglioramenti: sono cavie fortunate che hanno beneficiato per prime delle possibilità curative di farmaci promettenti».
Partecipare a un trial è un gesto di responsabilità e di solidarietà umana, ma la ricerca è anche una impresa commerciale in cui parte del rischio grava sulle spalle dei pazienti. Come viene tutelato chi si offre alla sperimentazione?
«Che le industrie investano nella ricerca è legittimo» risponde Bobbio. «Tradisce la fiducia dei pazienti quello sponsor che condiziona a proprio vantaggio il protocollo della ricerca e la diffusione dei risultati. Ma i pazienti hanno chi li tutela. Anzitutto, i comitati etici che approvano le sperimentazioni e vagliano il protocollo del trial, la sua rilevanza scientifica e seguono la sperimentazione nel tempo. Va però aggiunto che non sempre svolgono questo compito con la dovuta attenzione alle esigenze dei pazienti. C'è poi il medico di famiglia: ha un ruolo importante, perché può prendere contatto con i ricercatori e valutare insieme al paziente i rischi e i benefici dell'impresa. Il registro è un ulteriore elemento di controllo: non è di uso immediato per i malati, ma con il registro sott'occhio ricercatori e comitati etici possono valutare se aderire a un protocollo e confrontare le sperimentazioni in corso».
«Certamente - precisa il cardologo - le ricerche non sono tutte uguali: alcune hanno obiettivi esclusivamente commerciali (e andrebbero bocciate dai comitati etici), altre più scientifici. Un modo che i pazienti hanno per diventare protagonisti consapevoli della propria salute è proporre, attraverso le associazioni, le sperimentazioni che giudicano rilevanti: questo sarebbe un buon modo per indirizzare la ricerca verso obiettivi sicuramente rilevanti per la salute e non solo per le industrie».
Marco Bobbio, cardiologo, ha scritto insieme a Stefano Cagliano "Rischiare di guarire", il primo libro italiano che spiega ai malati vizi e virtù degli studi clinici
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