Sergio Cima
Cossutta presenta Vedovato – 28/04/04
Armando Cossutta, storico dirigente PCI ora presidente nazionale del Partito dei Comunisti Italiani ha presentato il candidato del centrosinistra alle elezioni provinciali Sergio Vedovato. Nel salone della CGIL novarese anche Roberto Bramante, segretario provinciale PdCI, Claudio Bossi, consigliere comunale PdCI, e Renzo Stivano, segretario CGIL.
Emozionati da tanta storia Bramante e Bossi hanno rievocato i valori della sinistra, che permangono e non subiscono il fascino della rincorsa alla modernizzazione, a loro avviso una retrocessione. Hanno spiegato come la politica del PdCI novarese incarni questi valori: una ampia presenza femminile, nelle liste e nella segreteria, «alcuni nostri compagni hanno fatto un passo indietro –ha detto Bramante- non ci siamo fermati a seminari sulla questione», e porte aperte alla società civile, alla gente comune. «Persone che –ha detto Bossi- anche nella nostra Provincia opteranno per una politica per la pace, il lavoro i diritti». I comunisti italiani vedono in pericolo i risultati delle passate lotte passate: sono preoccupati che i lavoratori dell’alta velocità chiedano di non festeggiare il 1° maggio. «Dobbiamo riflettere su queste tematiche generali, ma anche concentraci sul territorio» ha continuato Bossi. Dubbi sull’opportunità di costruire un nuovo ospedale, un palazzetto dello sport, e sul piano regolatore: «hanno chiesto hai novaresi? È stata fatta una riflessione che procedesse dai bisogni dei cittadini? Noi abbiamo l’impressione che ormai le decisioni siano prese altrove. Noi vogliamo che siano prese dagli abitanti» ha concluso il consigliere.
Renzo Stivano, ospite della serata, ha ricordato ai politici, descrivendo le difficoltà che incontra il sindacato in questo momento, quali problemi avranno di fronte in futuro. «Al sindacato, più che al politico, è chiesto di risolvere problemi quotidiani, di chiudere trattative che incidono sulla vita dei lavoratori. Per fare questo lavoro è utile creare le condizioni per non rimanere soli». Dunque la scelta è mantenere le alleanze a scapito di alcuni princìpi, o viceversa. Quindi il segretario ha spiegato perché la CGIL ha preferito i princìpi al Libro Bianco. «Tutti facciamo accordi per una maggiore flessibilità: purtroppo è diventata una necessità del mercato. Ma se si vuole rinunciare a una flessibilità regolamentata per una non regolamentata, imposta dai datori allora la CGIL si oppone». Stievano prevede un minor peso della contrattazione sindacale e maggiore di quella individuale, «tutti i lavoratori perdono il confronto con l’azienda se sono soli, anche le professionalità più alte, a lungo andare perdono peso contrattuale». Il pericolo che il sindacato teme è che si tolgano lentamente i diritti in modo che i lavoratori non percepiscano il trauma e si camuffi da progresso un ritorno alle condizioni dell’ottocento, quando i diritti di adesso erano reati. Un monito che sembra un suggerimento per i politici del centrosinistra.
Sergio Vedovato ha raccolto l’invito. Ha posto l’accento sulle politiche per il territorio «ho molte idee in testa» il suo slogan elettorale. «Intendo perseguire –ha detto- la concertazione tra le parti sociali, in modo da combattere la deindustrializzazione e governare le infrastrutture». I territori, secondo la sua visione, devono fare sistema se vogliono valorizzare le merci che producono, per questo intende recuperare i contatti con Milano:«è impensabile stare a 50 km dalla capitale industriale e non avere un tavolo ufficiale su cui confrontarsi». Ha sottolineato l’importanza di una tornata elettorale che oltre a Provincia e molti Comuni deve decidere il governo dell’Europa. «Il filo rosso che unisce queste istituzioni -ha detto il politico novarese- deve essere la pace, come condizione per qualsiasi altra politica. Io voglio una Provincia che possa fare la sua parte in questa direzione». Ha infine valorizzato il percorso seguito per arrivare allo scontro elettorale, esaltando l’unità programmatica del centrosinistra, infatti le idee che ha in testa Vedovato sono state raccolte in un programma unitario, scritto da tutte le forze del centrosinistra.
Ampio il discorso di Cossutta. «Ho capito, da quello che avete detto, quali sono i problemi della vostra Provincia, e ho capito che il vostro programma va nella direzione giusta» ha esordito. Ha sottolineato l’importanza nazionale di queste elezioni, che influiranno anche sulla politica dell’attuale. «Abbiamo l’opportunità di vincere –ha detto ottimista- perché la coalizione è ampia e ricca, certo permangono le differenze, un vantaggio se sapremo valorizzarle e abbiamo un candidato vincente, capace di affrontare i problemi e di unire le presone verso un obiettivo comune». Importante la Provincia e importante l’Europa, l’altro cardine del discorso di Cossutta che ha indicato un male, la mancanza di forza polita dell’Europa, e una responsabilità, del governo italiano per non aver saputo portare a termine la costituzione europea. «L’Europa dovrà unire alla forza economica la forza politica: sarà fondamentale essere alternativi agli USA, non contro, cosa impensabile». Quindi ritiro dall’Iraq, sostituzione delle truppe che hanno bombardato con quelle ONU di paesi neutrali rispetto a conflitto. «Perché è evidente il fallimento della strategia statunitense. Il motivo -secondo Cossutta- sta nella scarsa previdenza: non è stato preparato il terreno per costruire un dopo Saddm. Io sono andato a Bagdad e ho parlato con gli iracheni, certamente molti erano contro al regime, ma erano spaventati dalla guerra perchè non credevano ad alternative stabili. Ogni popolo deve fare il suo percorso verso la democrazia. L’Europa ha il dovere di affermare queste cose, non rallegrarsi di essere rimasti i primi amici degli USA».
Infine un ricordo di gioventù. «Io no mi ritrovo in questa gente che ci governa. Hanno altri valori, io ricordo che da giovane comunista ho conosciuto nelle galere fascite socialisti, democristiani, liberali, con idee diverse, ma una tensione comune alla democrazia. Questi invece mandano la polizia contro i lavoratori!».
Infine un richiamo quasi affettuoso «Probabilmente voi sapete già queste cose che vi dico: non mi resta che spronarvi ad una maggior partecipazione politica; anche chi non è più giovane, io lo posso dire, deve dare qualcosa, è l’unico modo per far vincere le nostre idee».
Sergio Cima
Testo dal file originale dell'autore.