Incontro al Q Nord tra Morando e Vattimo

Corriere di Novara · 13/10/2003

Sergio Cima

Incontro al Q Nord tra Morando e Vattimo – 13/10/03

Enrico Morando e Gianno Vattimo, parlamentari rispettivamente in Italia e in Europa per i Ds, hanno mostrato le loro opinioni divergenti, e forse le diverse visioni politiche delle due anime del partito più votato del centrosinistra.

Morando si è detto entusiasta della proposta di Prodi: costituire una lista unica dei partiti dell’Ulivo. Sarebbe questo il primo passo verso la creazione di un soggetto politico totalmente nuovo, riformista, capace di attrarre consensi sia dal centro sia dalla sinistra. <<Questo partito potrebbe essere il cuore del nostro schieramento, l’anima forte: ciò che non possono essere né i DS né la Margherita>>. Insomma seguire l’esempio del centrodestra, in cui Forza Italia esprime il leader di coalizione ed è l’ispiratrice del programma di Governo. <<L’aggregante di un tale soggetto politico, sarebbe un programma per l’Europa che vogliamo, da qui un processo costituente in cui parteciperanno coloro che vi si riconoscono>>. Una prospettiva che, secondo Morando, ha messo in fibrillazione il centrodestra, tanto da spingere Fini a proporre il voto per gli immigrati: <<visti i sondaggi che darebbero vincitrice la lista unica dell’Ulivo, si tenta nel Polo il completo sdoganamento di AN, in modo da poter presentare una lista unica, insieme d UDC e FI, i cui eletti entrerebbero nel gruppo del PPE nel parlamento Europeo>>. Questa l’analisi del deputato diessino.

<<Ma di cosa parliamo?>> ha esordito Vattimo <<di programmi o di macchinazioni politiche?>>. Le preoccupazioni del filosofo torinese si concentrano sia sulla mancanza di tempo per stilare un tale programma, sia sulla reale possibilità di convergenze. <<Lo schieramento trasversale sarebbe diviso su troppe cose: un conto è dire che volgiamo un’Europa più democratica, siamo tutti d’accordo, un conto è pronunciarsi sulla fecondazione assistita, sulla politica estera, sulla rapporto con gli Stati Uniti>>. Vattimo vede il rischio di costituire un partito talmente nuovo da risultare asettico , senza storia, dunque senza identità. << Dite “siamo riformisti”, ovvero socialisti”: ma allora chiamatevi socialisti e basta! Non c’è da vergognarsi, o da cambiare nome per non offendere il centro>>. Ciò che è realizzabile, secondo Vattimo, non è il partito riformista, (<<che è un brutto nome, tra l’altro già usato da Berlusconi>> ha commentato), il quale non solo non prenderebbe voti al centro, ma ne perderebbe a sinistra, ma una federazione che presenti una lista unica con il beneplacito di Prodi.

Spiaciuto di questa visione del nuovo partito si è detto Telesca, animatore novarese dei riformisti, che ha rivendicato tutta la forza del nuovo progetto. Sulla scia di Vattimo l’intervento di Boggero, dei DS, che ha posto una serie di quesiti su cui non c’è stata nessuna ricomposizione di vedute: <<voi riformisti sareste pronti, una volta al governo, a ritirare la riforma delle pensioni, a ridurre la flessibilità del mercato del lavoro, a tornare indietro nelle privatizzazioni, a proporre una legge sulla rappresentanza sindacale, a dare maggiori poteri alle assemblee e toglierne al capo del governo?>>.

Ultima battuta per Vattimo: <<non eccitiamoci al pensiero che uniti vinciamo se tanto, come ora accade, ci prendiamo a schiaffi ogni volta che ci incontriamo. Non basta vincere, bisogna vincere per fare le cose giuste: decidiamo cosa sia giusto fare!>>.

S.C.

Testo dal file originale dell'autore.

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