Michele Salvati alla barriera Albertina

Corriere di Novara · 02/12/2002

Sergio Cima

2 dicembre 2002

Michele Salvati alla barriera Albertina

Lunedì scorso Dino Telesca ha presentato alla barriera Albertina Michele Salvati, economista ed editorialista di Repubblica. Entrambe soci di libertàEguale, associazione che vuole raccogliere i riformisti del centro sinistra, hanno illustrato l’idea di una “casa” comune in cui si possano elaborare politiche innovative. La linea guida è il liberalismo, quello “vero”, come ha precisato Slavati: «io sono un liberale: non un moderato di sinistra, come molti compagni DS credono. Purtroppo la parola “liberale” ci è stata scippata dagli attuali governanti, che in realtà non sono liberali ma populisti-liberisti. Io voglio l’economia di mercato, loro la società di mercato!».

Salvati sogna un paese “normale”, in cui due partiti, socialdemocratici e conservatori, di anima liberale, si confrontino costruttivamente. L’ostacolo maggiore a tale disegno è la particolare storia politica d’Italia: «un paese -dice l’economista- in cui è successo il contrario che nel resto d’Europa: invece dei socialisti abbiamo avuto un PCI molto forte, che non attraeva chi era di sinistra ma non comunista». La conclusione di Salvati è che dopo la deflagrazione della politica italiana le varie componenti riformiste si siano disperse. L’Ulivo sembrò poter riunire le anime liberali, ma fu affossato da valutazioni errate della sua dirigenza (D’Alema e Marini in testa). Si spiega così il sorgere di molte associazioni pro-Ulivo: i riformisti tentano di convincere, chi nella sinistra non lo è, della bontà del progetto ulivista. I loro argomenti variano da previdenza, Welfare, giustizia sociale, e si ritrovano nei libri da loro pubblicati, significativi i titoli: Non basta dire no e Meno pensioni, più Welfare. I programmi e i destinatari, a sinistra, sono piuttosto chiari. Tant’è che il dibattito è iniziato coll’intervento del segretario novarese CGIL, Stievano, seguito da Arezzi, UIL. Hanno entrambe respinto le accuse di particolarismo mosse spesso dai liberali DS: «l’accusa, oltre che ingenerosa, non ha senso dato che il sindacato è per natura corporativo, deve fare gli interessi degli iscritti; sono i partiti -ha insistito Stievano- a dover indicare politiche generali». I due i sindacalisti hanno chiesto di riconoscere lo sforzo compiuto da CGIL CISL e UIL in questi anni di riforme importanti, in cui sono stati chiesti sacrifici ai lavoratori e in cui hanno supplito all’inconsistenza dei partiti della sinistra.

Salvati assentiva, convinto che il ruolo dei sindacati sia stato fondamentale, soprattutto fino al ’95: «da lì hanno accusato delle derive conservatrici. Mi rendo conto che i sindacati facciano il loro mestiere: siamo qui anche perché i partiti, a sinistra, tornino a fare il loro».

S.C.

Testo dal file originale dell'autore.

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