Sergio Cima
28 novembre 2002
Cofferati al Centro Sociale
Pieno di presenza al Centro Sociale giovedì scorso, all’incontro organizzato da Aprile, con un impiegato Pirelli molto speciale: Sergio Cofferati. A contorno erano invitati Renzo Stievano, segretario CGIL Novara, e don Renato Sacco, di Pax Christi. Nicola Fonzo, referente novarese di Aprile, ha introdotto gli ospiti, mostrando orgoglio per i traguardi ambiziosi della propria associazione: far dialogare le anime del centro sinistra, per far emergere un riformismo non astratto ma in carne ed ossa. Percorso problematico ma ineludibile, «d’altronde il possibile non si raggiunge senza tentare l’impossibile!».
Don Sacco (che ha parlato dopo l’intervento di Stievano, che posponiamo per unità di argomento), ha interrogato la platea: «la pace è di sinistra?». Ha ricordato come l’Italia abbia partecipato alla guerra con governi dell’Ulivo, ha ricordato come «la sofferenza inferta dalle “guerre umanitarie” sia enorme»; come l’articolo 11 della costituzione, per cui l’Italia partecipa solo a guerre di difesa, sia aggirato: «se negli interessi vitali di un paese ci metto il petrolio iracheno, è chiaro che poi quel paese è autorizzato a dichiarare guerra e chiamarla “di difesa”: questo faranno gli Stati Uniti». La sua esortazione: costruire rapporti umani nuovi, non distruggerli.
Renzo Stievano ha toccato invece due questioni fondamentali per la CGIL e la sinistra. Ha rilevato il sovraccarico di ruoli della CGIL, che ha sì guadagnato visibilità, ma si trova esposta a contraccolpi: «il sindacato non è un partito che perde le elezioni e poi lavora per vincerle; un sindacato rischia di rimanere emarginato per molto tempo, e la rottura dell’unità sindacale è un avvenimento traumatico per il suo radicamento sociale». L’invito è ai partiti perché recuperino il loro ruolo e alleggeriscano la CGIL di pesanti incombenze. Altro problema è “cosa si può fare?”. La risposta: lavorare a testa bassa. «Nessuno pensi a risultati immediati. Si può programmare solo a lungo termine: è difficile. Il sindacato dal ’93 ha lavorato in questo modo, e non gli sono state risparmiate critiche, anche da sinistra. Però abbiamo ottenuto il risanamento economico!».
Peccato che Cofferati non abbia raccolto l’invito a dibattere, soprattutto sul primo punto. Ha difeso la scelta della CGIL di smarcarsi da CISL e UIL: «il Patto per l’Italia, salutato come accordo epocale, non c’è più; travolto dalla crisi che il Governo ha affrontato con una Finanziaria lontana dai bisogni materiali della gente, che ormai sente in pericolo i propri diritti». In proposito ha parlato del sistema di Welfare: dall’articolo 18 alla Devolution, («che spacca il Paese»); la scuola: «la qualità sarà appannaggio dei ricchi». Le pensioni: «a rischio quelle di oggi e quelle di domani, se caleranno i contributi». Critiche al sistema informativo: «chi si oppone alla politica di Governo, vede la propria immagine modificata grottescamente. Alla CGIL capita ogni giorno». Critiche ad una classe dirigete, «che riforma la giustizia partendo dalla legge Cirami». Tutto ciò, avverte Cofferati, «rischia di svilire agli occhi dei cittadini le istituzioni che questi politici incarnano». La sfida, ne è convinto l’ex sindacalista, sarà recuperare la gente alla politica, dialogare con i “movimenti”, «anche se radicali: è inevitabile che lo siano, i partiti devono tradurre questa radicalità in soluzioni ai problemi che essi indicano». Infine una considerazione che sa di risposta: «prima discutiamo con tutti dei programmi, poi decideremo chi andrà a governare al servizio di questi programmi: non si parli ora di leader». Attendiamo dunque gli incontri sui programmi del Centro Sinistra.
Testo dal file originale dell'autore.