Sergio Cima
27 novembre 2002
Gramellini al Lion’s club
Mercoledì scorso ha fatto tappa al Lion’s Club di Novara, Massimo Gramellini, impegnato nel tour pubblicitario di Buongiorno, la raccolta dei suoi piccoli editoriali, che compaiono quotidianamente, da tre anni, su La Stampa.
Il giornalista ha raccontato dell’alto gradimento delle sue rubriche, Buongiorno, appunto, e la posta del cuore su Specchio: centinaia le lettere che riceve ogni settimana. Un dialogo serrato con i lettori impensabile per un giornalista che si occupi della consueta cronaca politica o economica. Sottolinea Gramellini: «il formato di Buongiorno funziona innanzitutto perché è breve, come uno spot, e cerca di parlare, con ironia, ma anche profondità, di argomenti che toccano i valori vicini e comprensibili a tutti. Così anche vedo la posta del cuore, una cosa seria, che spesso da dialogo sugli amori si trasforma in dialogo sui temi della nostra cultura. I giornali – ha aggiunto - sono destinati a cambiare. Dovranno tener conto di quello che il lettore vuole: oggi si raccontano solo le storie dei potenti».
Dal suo osservatorio Gramellini ha potuto notare quanto che la gente sia stanca di articoli a piena pagina, che non dicono niente, non invitano il lettore al dialogo perché non prendono posizione. Di posizioni lui ne ha prese nel corso del dibattito a seguire. I no-global?: per la maggior parte persone pacifiche dal livello intellettuale superiore rispetto a chi le comanda: «quello che capita agli italiani in generale». A proposito di Berlusconi: Gramellini lo pensa più intelligente di D’Alema, amorale non immorale, ma circondato da elementi mediocri («i migliori li ha lasciati a fare i conti nelle sue aziende»), nel momento sbagliato, costretto a chiedere sacrifici agli italiani, «proprio lui che incarna l’opulenza e il benessere: suscita quasi ilarità». È allarmato, Gramellini, da un sistema che ha divorato i valori, i punti di riferimento: ciò che conta è la quantità: il motivo?: « ai pubblicitari non interessa la qualità dell’ascolto, vuole programmi che siano seguiti da più gente possibile e la cui interruzione non di fastidio: pensate la pubblicità che interrompe un bel programma, sarebbe accolta con fastidio». Sono i pubblicitari che dettano legge: sono questi i nuovi censori, non più i politici.
Proprio l’argomento censura ha chiuso la serata: «non deve più essere permesso alla critica di sfociare nell’insulto. Se limita l’aggressione di chi parla mancando di rispetto agli altri allora: viva la censura!».
Sergio Cima
Testo dal file originale dell'autore.