Sergio Cima
15 novembre 2002
L’Azione di don Giacomini, Sala Est-Sesia
Rievocata venerdì scorso, alla sala Est-Sesisa, la figura di un prete fuori dal comune: don Giacomini. L’occasione è stata la presentazione del libro, edito da Interlinea, che raccoglie gli scritti comparsi sul giornale della diocesi di Novara, L’Azione, negli anni in cui ne fu il direttore, dal 1942 al 1952. Presentati da Giancarlo Martini, dell’associazione culturale intitolata al prelato, sono intervenuti Giorgio Bobbio, curatore del libro, e Giannino Piana, che ne ha scritto la postfazione.
La raccolta degli scritti, una selezione dei molti pubblicati in dieci anni, fa rivivere un pensiero scomodo, non solo per un prete ma anche per un intellettuale che in quegli anni si fosse definito cattolico: don Giacomini fu sostenitore degli scioperi di operai e braccianti; sospettoso dell’ingresso nella NATO dell’Italia, per timore di una possibile americanizzazione del paese; portatore di «un Cristianesimo integrale, in competizione col comunismo nel suo stesso campo, quasi a voler dimostrare che il Vangelo poteva battersi per le medesime istante, e meglio: una sorta di Terza Via ante litteram», ha affermato Piana.
Gli articoli delineano una figura che per ampiezza di vedute e interessi ha stupito anche il curatore: in nessun giornale diocesale dell’epoca si trovano tanti riferimenti agli accadimenti del mondo, riflessioni che spazzano a 360 gradi sui fenomeni sociali che si andavano producendo in quegli anni. Non stupisce che a causa del favore accordato alle istanze del mondo operaio sia stato tacciato dal Candido di comunismo, accusa all’epoca infamante per un prete. Eppure attraversò un periodo di sintonia con la Chiesa: durante il pontificato di papa Giovanni XXIII e li Concilio. Sperò che la Chiesa si rinnovasse nel segno della povertà, si aprisse attivamente al mondo, radicalizzando il messaggio evangelico, convinto che carità e giustizia fossero la vera strada alla liberazione dell’uomo.
La lettura dell’intervento di Lidia Menapace, uno dei redattori, tutti di prim’ordine, di cui si circondò Giacomini, è parso essere un complimento al curatore, meritevole di avere collocato sotto una giusta luce un’opera che solo oggi appare in tutta la sua importanza.
La presentazione è stata completata da uno spazio polemico: «sono stupito e deluso –ha detto Martini-, che la rievocazione di una tale figura d’uomo, magari scomoda, ma pur sempre di grande livello, abbia incontrato oggi un muro di silenzio proprio da parte di quel giornale che diresse per dieci anni con tanta dedizione».
S.C.
Testo dal file originale dell'autore.