Sergio Cima
4 novembre 2002
Club Unione: Novara e l’esercito
Novara da sempre ha un rapporto stretto col mondo militare, e con rincrescimento dei suoi cittadini ha detto addio alla brigata Centauro. Questo il motivo della cena conviviale di lunedì al Club Unione, durante la quale il socio Giampiero Morreale ha esposto la storia militare della città. Nei secoli luogo di scontri decisivi, crocevia di eserciti che di volta in volta sono fuggiti o l’hanno conquistata, Novara vide le proprie mura abbattute nel 1100 da Enrico V, si alleò con le altre città della Lega Lombarda contro il Barbarossa nel 1168, nel trecento fu scelta da Galeazzo Visconti per erigervi il suo castello, testimone della lotta contro gli Sforza e dell’arrivo degli Spagnoli nel 600’. Questi alzarono delle mura che strangolarono la città, e fecero del castello una minaccia puntata contro i novaresi. Poco invece rimane degli Austriaci, che dominarono Novara dal 1711 al 1735, anno in cui fu annessa al regno sabaudo. L’influenza francese rese la città più raffinata, ma anche smaliziata: arrivarono il teatro e il gioco d’azzardo. Durante la parentesi napoleonica i novaresi conobbero soldati carichi di spirito romantico, eroi di epiche battaglie, tra di essi Stendhal. Nel 1849 la battaglia della Bicocca contro gli Austriaci: i Piemontesi la persero, ma da lì fu organizzata la vittoria della guerra di indipendenza.
È di quegli anni la costruzione della caserma Perrone, allora la più grande di Italia, a cui dopo il 1859 altre tre caserme si aggiunsero. Questo garantì a Novara una notevole importanza strategica, praticamente fino alla caduta del muro di Berlino. «Da allora la città ha visto lo smantellamento delle sue caserme e la rarefazione della presenza militare», ha commentato Morreale, con evidente tristezza e rammarico.
Sentimenti che non ha mascherato il coll. Iommi, attuale capo del nucleo di attivazione che dal 7 ottobre ha preso il posto della brigata Centauro. L’ufficiale ha tratteggiato la storia della brigata, dalla sua ricostituzione nel dopoguerra, agli anni settanta, periodo del suo maggior sviluppo: la brigata includeva dal 1976 ben nove reparti. Ma «L’introduzione della leva volontaria e la conseguente diminuzione del corpo armato hanno messo fine ad una storia gloriosa, che chi ha vissuto – dice il coll. Iommi – non dimentica».
Il presidente del Rotary Mancini ha concluso esprimendo «il rimpianto di Novara per aver perso il rango di città militare per eccellenza».
S.C.
Testo dal file originale dell'autore.