Sergio Cima
29 ottobre 2002
Conferenza sicurezza
La questione sicurezza non lascia indifferenti i commercianti novaresi, che hanno partecipato numerosi alla presentazione di un servizio di videosorveglianza, tenutasi all’ASCOM di Novara. Presenti il Questore, dott. Minetti, e l’Isp. Sup. Salvatore Musio. La dott.ssa Baiardi, presidente degli orafi novaresi, ha introdotto il progetto, nell’ambito del quale il suo negozio ha rappresentato un esperimento pilota, sviluppato congiuntamente dalla Questura e da un’agenzia di sorveglianza.
Positivi i riscontri proprio da parte della polizia. Il dispositivo aumenta, secondo il Questore, sia la sicurezza oggettiva, perché i reati diminuiscono sensibilmente in quegli esercizi che avvisano con cartelli la presenza di telecamere, sia la percezione soggettiva della propria sicurezza: il commerciante sente più vicina la presenza delle forze dell’ordine, che ad un suo segnale di allarme “entrano” virtualmente nel negozio assalito e dunque possono intervenire adeguatamente. Necessaria, allo scopo di fornire le telecamere agli esercizi commerciale e i terminali alla Questura, la collaborazione dello Stato con enti privati di sicurezza, che da parte loro devono garantire la continuità del servizio nel tempo e il rispetto di standard qualitativi.
Di questi ultimi ha parlato in particolare l’ispettore Musio, che tramite la proiezione di fotogrammi estrapolati da registrazioni di rapine, ha mostrato la differenza tra immagini utili e quelle totalmente inutilizzabili per una indagine: «sistemare la telecamera in controluce è roba da pazzi, non si può avere nessun aiuto dall’analisi di macchie nere». Mentre aiuti alla cattura vengono certamente da telecamere ben piazzate, tanto da produrre immagini valide come prova in un processo. Ma è nella deterrenza che la videosorveglainza esercita il suo potere. Musio ha portato l’esempio di Telgate, piccolo comune bergamasco un tempo colpito da oltre 200 rapine all’anno: da quando il paese, autotassandosi, si è dotato di ben 36 telecamere, i furti sono scesi a 15 in un anno. Gli integralisti della privacy storceranno il naso, ma anche la nazione in cui la privacy è nata, l’Inghilterra, accetta ormai l’uso di telecamere: a Londra ogni quartiere ne conta più di 300. In Italia comunque il garante della privacy, e organizzazioni sindacali, hanno dato regole precise per l’uso di questi sistemi: a queste si attiene la Questura.
I commercianti che volessero maggiori informazioni, possono rivolgersi direttamente al’ASCOM.
S.C.
Testo dal file originale dell'autore.