Sergio Cima
8 ottobre 2002
Hotel La Bussola incontro U.C.I.D.: Impresa cristiana, impresa sana?
Impresa cristiana, impresa sana? È questo l’interrogativo che gli imprenditori e dirigenti dell’U.C.I.D. hanno sottoposto al dott. Bruno Manghi, sociologo ed ex sindacalista C.I.S.L., con l’intento di compiere una breve ricognizione di cosa significhi, e se sia conveniente, fare oggi impresa cristiana.
Premesso che sia giusto rivedere quel certo populismo di moda nel mondo cattolico, erede di un’etica protestante che connota negativamente il fare commerciale, e che la ricchezza e il capitalismo non sono un male in sé, il relatore ha esplorato la possibilità di una impresa etica e ricca allo stesso tempo, in un mondo in cui «il male può vincere», nota Manghi: l’azienda “sana”, in un contesto culturale che prevede lo sfruttamento barbaro delle risorse e la corruzione, soccombe.
Tuttavia, secondo Manghi, oggi l’impresa sana, cristiana o no, deve curare i valori della fiducia e della lealtà: da un lato il rapporto con il dipendente deve andare oltre la retribuzione e comprendere il reciproco dono del riconoscimento; dall’altro l’imprenditore si deve rendere responsabile, piacevolmente, verso la comunità, riscoprendo il paternalismo ottocentesco. L’impresa deve lasciare tracce positive di sé nella società.
Il caso Nike è eloquente: nei mesi successivi allo scandalo dei bambini sfruttati in Pakistan, il fatturato non subì flessioni, ma il titolo in borsa sì. Il valore della reputazione si dimostrò monetizzabile quanto quello del prodotto.
Allora l’impresa cristiana, o più in generale “umana”, può già cogliere i frutti della sua scelta etica, soprattutto in tempi di globalizzazione, tema che il Manghi ha approfondito rispondendo alle domande degli imprenditori. Il cristiano che fa impresa deve chiedersi da dove venga il suo benessere, estenderlo, esportando lavoro in maniera etica, responsabile, garantendo ai suoi lavoratori una condizione di vita decente. La globalizzazione sarà allora decente. Il percorso, tratteggiato dal sociologo, è: lavoro, conflitto sociale che il lavoro porta, democratizzazione della società.
Insomma l’eticità dell’impresa paga, su tutti livelli, come hanno ben capito nel mondo anglosassone, in cui l’impresa pubblicizza, e capitalizza, il suo impegno sociale e la sua correttezza, perché i consumatori vigilano e puniscono le imprese scorrette. Ciò non prefigura la Gerusalemme celeste nelle imprese, ma fa ben sperare.
Questa la conclusione del sociologo sindacalista che anche gli industriali hanno condiviso.
S.C.
Testo dal file originale dell'autore.